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Ho dimenticato qualcuno
Nel pomeriggio ho avuto l'impressione che la solitudine stesse gradualmente perdendo la sua spensieratezza, che l'esistenza da stilita che ho leziosamente prescelto mesi or sono dovesse cessare di farmi simpatia entro questa notte. Ma se mi rileggo - e ora posso, perchè le cose sono in un luogo che sopravvive indipendentemente dalle mie cure- scopro senza sorpresa che le divinità stanno ancora strappando code alle lucertole invece di sbattersi per darmi carne uguale alla mia, con lo stesso sapore.
Sarò franca: non dimostro attitudini meno accidiose.
Come se tutto ciò non bastasse, scaricare Nekromantik 2 richiederà ancora un giorno di attività per il mio pc inutilmente sveglio - lui sì - per ventiquattro lunghissime ore quotidiane. Pensaci: ventiquattro ore di piena lucidità senza mai essere toccato davvero. Tutto solo con me che gli passo accanto la notte e gli elargisco attenzione mediocre e casuale. Tanto casuale e tanto mediocre che l'ultima volta che è successo ero abbastanza rincoglionita da pretendere da lui un inadeguato sequel teutonico con sottotitoli in lingua spagnola.
Oggi in una mail box che aprirò una volta l'anno ho trovato una lettera mai richiesta, niente affatto attesa, che mi spiava con piccoli occhi neri iniettati di decoro.
Conti della serva 
Wilde calcola di aver speso, fra il ’92 e il ’95 , circa 5000 sterline, con Alfred Douglas e per Alfred Douglas. Specifica che il tenore di vita dell’amante gli è costato dalle 12 alle 20 sterline al giorno, mentre le spese settimanali dovevano oscillare fra le 80 e le 130. E questo in tempi in cui si poteva pranzare a Soho con Robbie Ross per soli 3 franchi e 50.
Ci sono momenti fatali in cui l’anima di un artista non è diversa da quella di un commercialista in servizio. A poche righe da questo meticoloso bilancio giace il corsivo di una citazione in lingua greca, e questo mi colpisce tanto: quella nota colta in un’invettiva da causa di divorzio. Il greco dei greci e dell’amore greco.
E’ facile fare i moralisti, ma il tempo dei bilanci è spesso un tempo tutt'altro che mistico, spesso è scomponibile in misure dettagliate e assoggettato alle leggi incomplesse della matematica fondamentale. E’ un tempo nostalgico dei piaceri minuti, delle piccolezze accantonate in favore di qualcosa di più importante [importanza eletta per tale quando pare impensabilmente volgare soppesarla davvero, confronto vinto quando ogni paragone è tabù per i nobili di spirito].
Forse anche nell’ autunno del 1892 c'era qualche dubbio che la scontrosa presenza di Alfred Douglas valesse una colazione lussuosa. Wilde ogni tanto si guardava nel portafoglio, ma alla fine non ci ha mai fatto caso molto a lungo. Poi c’è stata la controversia legale con Queensberry e lui ha perso tutto, proprio tutto.
In galera era retrospettivamente geloso di quanto aveva concesso a quel moccioso senza amore e talento, e non perché si trattasse di denaro, questo no forse. Penso che fosse indignato per aver permesso a qualcuno di disporre con tanta indifferenza di ciò che possedeva. Aveva anche molto tempo per soffrire di ogni dettaglio e calcolare il peso specifico della delusione e della rabbia in ogni parola, omissione o numero. Con quella sua tipica precisione ha annotato quanto, in moneta corrente, gli fosse venuto a costare l'amore fatale.
E' davvero terribile il bisogno di misurare, terribile per urgenza e per esiti.
Sento di stare scivolando in un umore peggio che tetro, dubito per causa di Wilde.
E' che non dovrei essere qui, questo è il punto. Dovrei essere in una città lontana, appena fuori da una sala, rumore di gente alle spalle. O in un albergo, con un libro in mano e un limpido progetto in testa e una scelta felice e facile appena fatta, ancora più dentro. Mi pare di amare gli alberghi e il loro odore impersonale, quell’aria senza neppure un ricordo preciso, in cui posso permettere al mio inconscio di simulare alla perfezione il profumo del mio cane, che sa di animale pulito e – solo vagamente- di cioccolata e polvere.
Potrei dormire perfino in prigione con il suo profumo nelle narici.
Mi ero collegata per scrivere un post d'amore o, più umilmente, sull'amore.
Mi limiterò invece a notare come, con un po' di buona volontà, si possa riconoscere nel Gatsu del Berserk Prototype una plausibile metà siamese amputata alla nascita ad Ash dell'Armata delle Tenebre.
Nel prototipo Gatsu - che come Ash ha sostituito con un'arma il braccio perduto in circostanze demoniache - faceva battute di spirito, mangiava come il gatto Torakiki e si passava, figo, la mano tra i capelli dopo aver piantato un quadrello nel bulbo oculare di un protoapostolo della Mano di Dio.
I kick arse for the Lord! 
Bela Lugosi pensava di essere un vampiro, e c’è chi sostiene – con argomenti che sono bastati e avanzati a convincere me - che non fosse solo un’idea sua. Tuttavia si fa una figura più sana ad asserire che il poveretto era fuori di testa e in questo frangente ho bisogno di accreditare la mia reputazione di individuo psichicamente equilibrato ricapitolando questa polverosa e superata ipotesi. La leggenda narra che il povero Bela, mangiucchiato dalle operazioni di marketing della Hollywood tiranna, ridotto a miseri avanzi conditi di morfina, abbandonato dalla succulenta salsa del bagno d’amore dei fan si sia rifugiato in fantasticherie senili di immortalità ed emofagia identificandosi con il suo personaggio più riuscito. Bisogna dire che in effetti il suo Dracula è stato efficacissimo, per una serie di motivi troppo lunga da riassumere e all’interno della quale le sue doti artistiche spiccano per la propria assenza, e quelli erano tempi in cui non era poi questione eccezionale che gli studi pretendessero da un certo tipo di star l’adesione 24/7 al cliché incarnato sul set. Come che sia andata, Lugosi ha vissuto a lungo in una casa arredata come Carfax Abbey, è spirato pronunciando la sua mitica I am Dracula, si è fatto seppellire con il costume di scena e certe fonti - da me mai rintracciate– attestano perfino che i suoi amici abbiano valutato seriamente l’ipotesi di un’eutanasia definitiva a base di frassino.
Che lui pensasse di essere Dracula è proprio indubbio. Mi domando che diamine sarebbe capitato se avesse sbancato il botteghino in un altro suo ruolo carismatico.

Perché certe domande?
Credo sia il duplice effetto di una digestione particolarmente impegnativa [peperoni a pranzo] e della mia vista alla paginetta di Jesus Christ Vampire Hunter. Questa oscura pellicola di produzione canadese si direbbe la solita minchiata dal facile anti–cristianesimo demenziale e trasgressivo come un paio di mutande di flanella, versione morbida di Zombie Jesus Christ et similia per capirsi, o – in un’ipotesi più ottimista- un ovvio quanto megalomane sviluppo del Ninja di Dio di Splatters – Gli Schizzacervelli, ma ammetto che un’occhiatina di domenica sera gliela darei volentieri, birra alla mano e rutto libero [aaaadoro questo paternalistico compiacersi della propria grossolanità, sono momenti meravigliosi in cui tutti possono sentirsi dei veri intellettuali al passo coi tempi]. Penso che è un filone che varrebbe la pena di studiare e classificare questo che mischia Cristo e i ritornanti cattivi prendendo le mosse dalla diffusa associazione fra la resurrezione della carne contemplata dall’escatologia cristiana e le forme di sopravvivenza del corpo blasfeme e aberranti dei morti viventi. Qualcuno di volenteroso se la sente di farsi una cultura in merito e poi farmi un riassuntino? Apprezzerei seriamente.
Per invogliarvi ecco qualche parola sul plot dal mitico BadMovies.org che elargisce anche ameni waw e mpg attraverso cui sbirciare l’opera, esteticamente valida come i filmini delle vacanze a Ostia:
“... They finally decide that Alban will take a church scooter and ask Jesus Christ for help. They find the Saviour at the beach where he drinks lemonade, baptizes the faithful, and compares the coming kingdom to a sandcastle. Suddenly, Maxine and two female vamps attack! Father Alban and another priest are killed by Maxine, but Jesus dispatches the other two bloodsuckers with little problem. The vampiress beats feet to fight another day, but her visit convinces Jesus that his vacation is over; it's time to visit the city...”
Le due città. Un classico sempreverde.

lab 
Vago su questa piattaforma e non posso dormire. Non sopporto che mi si riconosca in strada, che mi si ricordi. E non tollero si che adori un vuoto, è come se mi si rubasse un primato o un banale privilegio.
Poi sto provando una nuova forma per il Fake, l'esito mi innervosisce singolarmente ed è strano perchè mi sembrava comicissimo e perfino troppo vivace e volgarotto quando era ancora sul photoshop. In ogni caso sperimento su una cavia, nulla che mi riguardi davvero, in linea con la tradizione vivisezionista di sempre.
Notti fa ho ascoltato un suo sussurro nei sogni. L'ho esaminato come un piccolo animale, cautamente l'ho rigirato nel palmo dei miei lobi. Senza commozione o passione, con un interesse amichevole e posato. Non volevo nuocere nè altro. Poi sono tornata a stendermi sulla pancia, rotolando verso la mia posizione più furiosa o indifferente, mimesi perfetta di come i due stati d'animo finiscano - almeno in me - per equivalersi se non per succedersi. Gli ho dato le spalle per tutta la notte, a lui e al gatto. E ho pensato che forse i nostri paradisi ipotetici possono essere misurati in tempo e in metri, come quelli di chiunque, che forse non siamo infiniti e non siamo perfetti. Che forse ogni cosa è già morta sotto un tono di voce: è quanto basta, questo l'ho imparato.
Il cellulare piagnucola e io lo lascio fare, resto dell'idea platealmente bBorghese che a quest'ora non si chiami senza permesso.
Nel mio scavare verso l'essenziale ho trovato fiumi nascosti di lava superflua, canali rossi che ho contato e disegnato tre volte sperando di confermare un’immunità presunta alla nostalgia e alle strazianti cafonate che ne conseguono. Il decimo superstite della mia volontà attiva si è carbonizzato in un corso minore ancora da classificare. Sto rannicchiata a falsificare codici sotto questo blob incandescente, con la statua di cenere del mio videoregistratore nuovo. Come se anche stanotte non aspettassi affatto ciò che aspetto.

Penso che adotterò Tom Savini
Semel 
Voglio dire ma non dico che tutto il vostro potere è puro rancore. Non lo avete spesso, non ne avete molto, e quel poco che avete è al servizio di rancore disperato e mal risposto. Questa umana e comprensibilissima voglia di esercitarlo con compiaciuta abitrarietà dovrebbe fare da riscatto alla vostra vita dimenticata in umiliazioni per cui avete scavato tombe di vergogna, suppliche di cui non parlate mai o non parlate più. I lutti che non dite vi hanno solo fatto arrabbiare, siete molto incazzati e dimenticate le lezioni sull'economia infallibile della tirannide esercitata con buon gusto.
Non è che non vi impegnate. E' pura assenza di vocazione.
Con il coltello dalla parte del manico la prima e l'unica cosa che vi viene in mente di fare è rigirarlo nella piaga. Il vostro godimendo di allora è fuggevole, imbarazzante perfino da guardare. L'ingordigia di un dittatore provvisorio. I tagli inetti e superficiali che avete inflitto dopodomani vi guarderanno come accuse di inettitudine dall'alto un altro corpo, una forma ridente e in salute, sangue superiore ai vostri sfregi bulimici e carne che non potrete più neppure carezzare. Sarà una reliquia inattingibile, allora, e chilometri quadrati di preterie militanti, di vetro e di intermediazioni mortificanti, abissi di differenza ve lo allontaneranno dalle mani ancora tese, vi verrà da piangere e vi dimenticherete che avete giurato di non scusarvi mai più, di non mendicare ancora.
Pentitevi in decoroso silenzio, dopodomani. Non osate lagnarvi. In generale non permettetevi di tornare in ginocchio a ciò che avete respinto per vanità miserabile. In particolare sappiate che io comunque non interverrò di certo. Non chiedemi intercessioni postume, voi cazzari, visto che adesso vi sto offrendo profezie e moniti, nel mio piccolo tossicchiante.
Ho un sistema immunitario che fa schifo. Schifo. Io devo passare grandi nottate e andare al Far East, devo arrivare fino a Udine intatta e tornare più bella e suprerba che pria. Ma ho un corpo qualitativamente scadente, fragile e influenzabile. Coff.
Pochissimo 
I fraintendimenti mi girano attorno, e la conversazione si sta irreversibilmente facendo distratta. Prendo a girare da queste parti, dove non resto delusa, e la mia penuria di attese si moltiplica e produce il perimetro continentale del primo vuoto possibile. Uno spazio latteo, negativo, definito per difetto.
Parlo ma non capisco, ed è tardi per ostinarmi. L'A. ha cambiato tono e ritmo improvvisamente. La sua battitura non incalza, è discordante e asimmetrica. A volte sospetto stabilisca paralleli cinematografici a caso, in questo frangente mi chiedo se ha visto davvero Via col Vento o ne ha solo sentito parlare.
Io non ho molto da dire e il perfettissimo D. giunge a me venerdì. Ho comprato regali per suo figlio piccolo - un mostro mummia che perde slimer da un occhio - e fabbricato una sorta di poster finto ingenuo con finti schizzi di sangue. Sono esausta e ho ecoline rossa ovunque. Inutile restare ancora, inutile come l'ultima sigaretta ufficiale. C'è del nuovo Fake in giro, e viene assai bene.
Luna rossa su Tokyo blu, stanotte, proprio adesso, in Fudoh. Il nuovo lettore restituisce immagini perfette prese dal DVX e io sarei completamente felice se solo non mi stessi chiedendo perchè alcuni hanno incantevoli studentesse ermafrodite e un gigante sadico come guardie del corpo e altri - altri come me - no. Non permetto all'invidia di rodermi la notte, ma Mike fa 7 [sette] film in un anno, e questo quando è di umore fancazzista. E non sono sette ultimobacio, no davvero, sono sette cose favolose fra cui perfino un Audition.
In omaggio a che, precisamente, dovrei impedirmi di idolatrare e invidiare quest'uomo?
Il videotecaro dalle parti di Piazza Vittorio da cui masochisticamente seppur occasionalmente compro dvd senza sottitoli da cui sbirciare i lussureggianti obitori dell'estremo oriente ha un sommo disprezzo per Mike, sostiene che i suoi film siano sequele di afasia e grand guignol. Io, se pure fosse, non ci troverei nulla di male, non capisco quest'avversione universale per il gratuito, ma il punto è che non è vero. Lui è convintissimo, insiste, mi parla di Ichi e poi di Ricky, come se fosse la stessa cosa [in verità sarebbe come equiparare Frankenstein Junior a A Cena col Vampiro solo perchè in entrambi un mostro gotico viene preso per il culo], poi lascia perdere, definitivamente convinto della mia imbecillità incurabile e mi presenta il conto. A parte questo è una persona molto simpatica, ha prezzi commoventi e gli vorrei bene davvero se allargasse il reparto horror.
Tra i miei propositi [tutti dobbiamo averne] 
Proposito#1

Sto aspettando un amico, qualcuno che si è fatto un posto in me dove parlare solo per cenni e stare al sicuro dalle passioni, mangiando pochissimo. Così l’altra sera mi è venuta voglia di scrivere un’ode al suo silenzio e alla sua trasparente onnipresenza, di imparare la metrica per dirgli che la sua calma è un regalo e che la sua risata sommessa mi apre la testa. Dirgli quanto è sempre stato importante. La luce blu del televisore e rumori noiosi dell’estate assistevano a lui che assisteva ai miei disastri, nulla di incerto nel suo modo di sedere e nel suo accento, nelle spiccate propensioni sadiche che non ne hanno mai fatto un essere meno che comprensivo, perfino all’alba. Alle nostre colazioni con gli occhiali neri le facce schifate dei reciproci amori scoppiavano di salute e di noia il giorno dopo, e avrebbero preferito carezzarci più a lungo a letto, anziché ascoltare lodi smozzicate agli zigomi di Karloff e maledizioni a tutto il resto e consolarsi col miele chimico che passa il convento. Ma ci stavano al fianco scambiandosi suggerimenti pratici per aggirare cupezze e spremere umorismo dalla boria, aspettando le quattro del pomeriggio e una luce più appropriata alle prime rughe.
Lo ho guidato alla mia casella e-mail con un’invettiva pesante, nonsoquante battute di greve livore con la erre moscia, il mio canto di sirena. Ero giovane & promettente, più che altro aggressiva e ridanciana, logorroica e – checchè ne dicessi – vistosamente felice. Lui presumibilmente si rompeva solo le balle, ma venne a me seguendo quella ammaliante melodia di madonne e poi restò, addirittura. Tutto questo accadeva in tempi così lontani che la sua collezione di videocassette era grande come la mia di adesso e da allora pochissimo è cambiato, dettagli, millimetri.
Un giorno non lontano l’ispirazione mi toccherà e allora scriverò un’ode al perfettissimo D., metterò nero su bianco che quando lo penso inizio a camminare per casa imitando il suo passo, senza nemmeno rendermene conto.
Proposito#2

Ieri in mattinata, invece di sudarmi banalmente il pane, ho optato per una più salubre e originale [ah,ah.] navigazione per siti sugli zombi. In verità mi aspettavo deprimenti divagazioni sugli incubi liberali, qualcosa che solleticasse i miei pruriti da millenarista dei poveri o mi inducesse ad arrampicarmi in qualche soffitta ragantelosa in cerca di manuali di voodoo fuori commercio. Invece mi sono imbattuta in questo.
Ho irreversibilmente decretato che tempo tre mesi – e non tollererò ritardi – la mia sgambettante persona dovrà comparire nella gallery di Zombie Pin Up, a impartire lezioni di equilibrismo impavido e troiesco occhieggiare, a sfidare i limiti sin ora imposti al concetto di naif e bellamente scavalcarli, con una falcata seriosa. Il tutto mi beneficerebbe altresì di un’onorevole scusa per pettinarmi come Betty Page e indossare qualcosa di rosa.
Zombie Pin Up, attendimi: ho dello charme che ho lasciato in frigo qualche mese prima che mi tagliassero la corrente elettrica, e verrò a te con solo quello addosso. Il fortunato immortalatore di cotanta putrida venustà sarà l’A., che si prepari anche lui all’evento. Dal canto mio mi disfaccio tutta di emozione in attesa.
Proposito#3

Improvvisarmi manager [lenone] e lanciare il volenteroso L. nel rutilante mondo del porno al fine di realizzare il suo sogno e il mio, ossia, rispettivamente, scopare di continuo e tirare a campare senza fare quasi nulla. Siamo complessi ma profondi, io e L., proprio fatti l’uno per l’altra, e la storia è con noi. Rocco Siffredi [ma che cazzo di nome, vuoi mettere con Dirk Diggler?] non sta ancora tremando solo perché il ritardo è una tipica caratteristica di quel che sta per passare.