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Casa d'infanzia 
Avevo teschi di ceramica nella mia cameretta. Da piccola li collezionavo. Uno di loro pare abbia fatto la sua porca figura sul set di Barbarians [?] .. non sono tanto sicura sia questo il titolo ma mi riferisco a un vecchio fantasy di Ruggero Deodato. Su un altro ho sciolto una candela rossa all’età di tredici anni. Un poster del Nosferatu di Herzog se ne stava sulle pareti, feticisticamente conservato in cornice alla giusta distanza dagli idoli metal. C’erano anche bamboline voodoo e candelabri di tutte le sorte e fogge e altri orpelli macabri sulle librerie per sostenere quei libricini classici che vendevano a mille lire e i vecchi fanucci, e brandellini del numero zero di Nosferatu ritagliati per fare i segnalibri [gli adolescenti sono tutti barbari, è dolorosamente ovvio che ai miei tempi non ho fatto eccezione]. Splatter e Mostri sullo scaffale basso, per il poco che ho visto accadere prima che Dylan Dog ci corrompesse tutti.
Le scorie di un’adolescenza sana. Mia madre le ha sepolte per fare spazio ai miei libri di adulta.
Questi indigeni sono dei coglioni 
La notte è umida e non ci sono tracce di vita animale neppure attorno ai lampioni. Io seguo i graffi sul video e mi interrogo sui motivi occulti per cui qualcuno ha ritenuto opportuno mostrarsi crudele a parole in mia presenza, nel bel mezzo di un innocuo filosofare standard sul senso del soccorso.
Mi chiedo perchè sia tanto importante sentirsi pericolosi, o solo sapere di poterlo sembrare, disegnarsi intorno un abisso a matita per far temere le proprie estremità come si temono gli argini incerti. Mi domando la ragione di tanta cura nell'affilarsi, non per tagliare: per limitarsi a brillare al buio, tutti argentati di scintille adolescenti, solo approssimativamente sinistre.
Sopra ogni cosa, atterrita smarrita dalle centonovantanove risposte possibili, mi domando come si faccia a blaterale stronzate su cui il buon Artaud si annoierebbe a pisciare col solo scopo apparente di convincere un vegetariano non dico a scaricare piratescamente, no, ma addirittura a comprarsi Cannibal Holocaust, naturalmente nella seminuova edizione Alan Young.
Solo il cattivismo è capace di far rimpiangere il buonismo, signori.
Buona camicia [in latex, nera aderente, borchiata lucente di olio e saliva] a tutti.
Latitanze 
Potrei asserire di essere molto impegnata e sarebbe una bugia bianca. Il punto è che le cose non vanno bene affatto e posso ometterlo, questo sì, ma non affannarmi a negarlo con menzogne di un colore qualsiasi.
Non ho voglia di compagnia e di piccole cose. Non ho voglia di vestirmi per uscire, di sentirmi fuori posto e rompermi le palle allevando dubbi di ogni sorta, ostentando dolcezza, indulgenza, conformità rilassata all'habitat di turno. Non ho voglia di cercare le scarpe, di rispolverare nomi dall'armadio degli scheletri nascosti. Non stare da sola è faticoso e io mi sento sola. Non c'è nessun buon umore al mondo che possa cambiare questo, cambiarmi.
Odore di infanzia e primavera al centro, di pietre e albe sui fori a pensare come sarebbe Roma se il suo nucleo puntasse ancora da quella parte, senza le pretenziosità indebitamente candide di Piazza Venezia a indicare una direzione finta, innaturale e grottesca. Posso ancora bruciare incenso e leggere le carte se voglio, riguardare un film e sentirmi un fantasma muto e premuroso accanto, a spiare la tv fra le dita sugli occhi. Posso ancora consumare riti segreti, ma quel che c'era di semplice è andato e io non so nemmeno a chi dirlo.
Perciò latito, sto alla larga da tutto e metto il muso.

Distesi come defunti, lacrime d’amore agli angoli dell’occhio. Troppo esausti per risponderci oltre questo punto. Il lieve e persistente odore di vita nella stanza è il nostro ma non ci appartiene. Dalla prima differenza all’ultima, ce le siamo scambiate tutte.
Roma - Interno notte
Lei: Sei stato un tesoro ad accompagnarmi a vederlo [Passion n.d.r.]. Annoiato tanto?
Lui: Solo durante l’orgia.
Lei: Orgia?
Lui: Lo sai.
Lei: Non fare umorismo trasgressivo per piacere.
Silenzio, fra loro trasgressivo è un insulto da pronunciare con malvagio sarcasmo. Rumore di pagina voltata. Lei guarda in alto, sospira davanti al posacenere pulitissimo, suona qualcosa sul tavolo con le unghie nere. Rumore di pagina, ancora, ancora fuoricampo.
Lui: Sei assente. A cosa pensi. [Senza sollevare gli occhi dal libro. Il punto di domanda non c’è.]
Lei: John Waters va pazzo per i film religiosi e per i porno. Dice che è in grado di individuare con irrisorio margine di errore il momento della crocifissione e quello dell’eiaculazione.
Silenzio, lui chiude il libro e la fissa.
Lei: …Dice che coincidono, nel senso che occupano lo stesso spazio nell’economia del film... [sembra prepararsi a gesticolare per poi smettere di botto] Ma magari vale per l' apice di ogni film con una struttura fondamentale a climax, non so.
Lui: Magari sì. Ma Passion non è così: la tortura è troppo lunga, lunga lunga lunga… [abbassa la voce simulando un’ eco via via più fievole]
Lei: infatti mi stavo proprio chiedendo che ne direbbe Jhon Waters.
Lui: Mmh… me lo chiedo anch’io. Chissà se lo ha visto.
Lei: Fugurati: sicuro.
Silenzio, soffiano sulle tazzine contemporaneamente. Lei finisce il caffè, lui no.
Lei: Si va o lo leggi tutto qui? [indica il libro con la copertina azzurra]
Lui: Si va, si va. Ma dimmi un po’: chi cazzo è John Waters?
