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|Adopt a Fake|

 

*loading*

 
27/07/2004

salutare in fretta

 

Tutte quelle storie fallite accalcate nell’involucro esiguo dei saluti solo per dire mai più o pur di non dirlo. Tutto sempre pensando al modo più adatto a farsi ricordare, e cioè a non andare affatto, a restare per lo meno così. Installati in un cavità fortuita come sporcizia sotto le unghie di un ricordo, rimanere ad attendere in un silenzio da schiavi nel sottosuolo degli antefatti o nell’incubatrice delle recriminazioni. Stare in penombra fermi e umidi e imbarazzanti come le prime repulsioni. Come quando ci si è baciati molto e poi un giorno il sapore della saliva sa di avariato e ogni caldo disgusta o fa sospettare tracce di impurità. Non si vuole più essere toccati, non senza motivo, e i segni del sesso diventano nauseanti, umiliazioni inutili e goffi segnali di indigenza da cui distogliere lo sguardo chiedendosi solo quand’ è che smetteranno.

 

 

 

Sentenziò Gloucester prima di andarsene | 19:43 | link | commenti (16) |

24/07/2004

[non] tutto è morte

 

è dimostrato che
- parafrasando la Crawford -
chi sinceramente e fortemente vuole l'uomo della porta accanto
ci va, alla porta accanto.




Sentenziò Gloucester prima di andarsene | 20:56 | link | commenti (3) |

Riesumazioni, indiscrezioni varie

 

E. riemerge dal buio, semplice e preparato come uno spettatore silenzioso. Ci scambiamo storie enormi al ritmo accelerato della conversazione telefono e caffè. Gli spiego che non ho un cellulare. Non è vero, ma è meno imbarazzante della verità. Ne ho uno che non accendo mai, di cui non ho mai saputo né mai saprò il numero a memoria. Disapprovandone il design, tendo a nasconderlo sotto i cuscini, non necessariamente miei, e lì lo dimentico.

E. ha un accento lieve ma onnipresente e la pancia sexy. E io ci tengo a lui.

 

Non vado a dormire. Sto rispolverando vecchie amarezze, senza perché. Forse è il richiamo oscuro di un monito che vuole farsi ripetere a tutti come aforisma o mantra, come non so cosa . Forse è l’assuefazione a una specialissima forma di astensione che pretende moventi da negare ogni giorno.

 

So che a volte aiuta ritrovare una sensazione intatta, pulita di ogni orma. Una fessura soddisfacente e dolorosa, proprio come la prima volta. Qualcosa che le trascuratezze e le intenzioni non bastano a lavare. Una verità bruciante.

Sentenziò Gloucester prima di andarsene | 01:21 | link | commenti (7) |

22/07/2004

Ennesima bozza di template per il fake. versione estiva.

Sentenziò Gloucester prima di andarsene | 22:59 | link | commenti (7) |

Pregiudizi fatti in casa

 

Tra le tristi mura degli atenei gira una gran quantità di trucchi e soluzioni per farsi un’idea del genere di informazioni contenute in un saggio e perfino sul suo valore scientifico senza leggerlo davvero. C’è chi consiglia di sbirciare il capitolo più interessante in tutta fretta con il "metodo Kennedy", chi preferisce consultare la bibliografia come se l’autorevolezza delle fonti si trasferisse automaticamente a un testo che si presuppone in qualche misura derivativo, chi sostiene di poter desumere da un indice analitico intuizioni che nemmeno il signor Holmes e così via.
Io ho sempre diffidato di questi escamotages, anche se ammetto di averci fatto ricorso in un paio di circostanze, solo alle soglie della disperazione. Ora che navigo nella blogosfera, che per sua natura pullula di indicazioni e percorsi e citazioni e richiami, mi rendo conto di aver  riesumato inconsciamente questi mezzucci da fuoricorso per applicarli all’opera dei bloggers.  Ho scoperto che per qualche ignota e tuttavia relativamente rigorosa legge le strategie e i segnali che in una biblioteca normalmente conducono al tedio di una sopravvalutata marchetta compilativa lontanissima dalle tue esigenze bibliografiche, nello splinderuniverso rivelano con scarso margine di errore se quello che stai per leggere ti piacerà o meno, se ti servirà oppure no.

Fra i molti segnali da notare prima di [o per decidere se] accostarsi ai contenuti, quelli a cui mi affido con maggior fede sono i banner dei famigerati Test di Personalità, esibiti nello spazio che le templates preconfezionate suggeriscono di usare per una breve presentazione di sé, sopra o sotto i link e l’archivio.  Non mi riferisco agli esiti dei test che non leggo mai [se disprezzo e non cago gli pseudo Myers-Briggs figuriamoci quanto può dirmi un pulsantino che certifica che a che sapore, colore odore o modello di perizoma corrisponde uno sconosciuto]. Parlo proprio del test in sé, e in particolare del
Dante’s Inferno Test e del Personality Disorder Test: su base empirica posso affermare che la presenza del banner/risultato di uno di questi test riduce al 25% le possibilità di trovare nel log qualcosa che mi interessi/attragga/arrapi, mentre la compresenza di entrambi le fa crollare a uno striminzito 5%.

Per ragioni misteriose che ancora non ho indagato, se il test è incluso nel corpo di un post invece di occupare una posizione d’onore sulla struttura di pagina, perfino gli infallibili Dante's e Desorder perdono la loro funzione riassuntiva, costringendomi a rivolgere attenzione ad altri segnali o perfino e addirittura a leggere il blog rinunciando alla compagnia preliminare del mio fiammante pregiudizio fatto in casa [!!].

 

A me comunque piacciono questi test. Li ho fatti tutti [o quasi] nei lunghi e languidi e tormentosi nanosecondi di digestione post pausa pranzo che non trascorro bovaristicamente appollaiata in finestra a puntare con lo sguardo la direzione vaga della pasticceria dei miei sogni e del dessert ideale che sono troppo pigra per raggiungere a piedi.

Purtroppo non ho trovato molti blog che espongono gli esiti dei Quiz Liquidgeneration e io non posso certo farlo senza trasgredire al feticistico rispetto per l’assetto grafico del mio, ma ho il presentimento che un’eventuale accoppiata, chessò, M. Jackson/Movie Villan potrebbe costituirsi come nemesi ideale del temuto binomio Dante’s Inferno/Personality Desorder. Naturalmente per verificare ci vorrebbe una blogstar disposta a lanciare la moda.




Sentenziò Gloucester prima di andarsene | 17:10 | link | commenti |

21/07/2004

Appunti

La tua nuova dea mi piace immaginarla grande di corpo, con le unghie corte e rotonde e un vero seno anni settanta di quelli che piacciono a noi. Deve muoversi in penombra e risultare piacevolmente ottusa nel suo perfetto fumare, con le gambe accavallate e la battuta relativamente pronta. Mi piacerebbe che avesse un lieve difetto pronuncia, qualcosa che di tanto in tanto la costringa a ripetersi con aria seccata.
Una donna intelligente ma irrimediabilmente superficiale [è possibile sai, ed è proprio quello che ti serve]. Bella ma non invincibile, così come è il caso, piena di fascino niente affatto patinato, una seduttrice discount che non approfondisce le questioni di potere e non si concentra sulla carne.
Vorrei che ti ricordasse me solo in qualcosa di assolutamente marginale. Per esempio potrebbe sapere a memoria una parte di qualche tragedia, certo, ma non di quella che so io. [Che ne dici di Madame de Sade?]
Sarebbe bello se si fissasse con una maglia al mese e portasse sempre quella per trenta giorni di fila, ignorando il centinaio di alternative nell’armadio ma cambiando comunque make up ogni volta che trova un cesso con lo specchio. Una sicura di sé, non so se mi spiego. Che dice qualcosa e dopo ride. Una che non bada alle nostre memorie ferme come gli squali nel tempo, e dentate, e tu puoi scioglerti nel suo fumo, in lei che fa cose emotive e legge troppo in fretta le parole dei fumetti. Con i sandali e i bracciali, i gioielli piccoli da seminare nelle stanze altrui come un profumo. Una che non ascolta gli aneddoti perché vuole le storie. Così fresca, così artistica.

Solo i pochi, gli eletti, avrebbero l’intuizione splendida di mettersi ad adorare una dea così. Perché per certe cose serve un estimatore, uno specialista malinconico, un feticista di somma dottrina con quattro cinque adolescenze alle spalle. Ci vuole un uomo elegante, di originale purezza e sotto sotto ambizioso, e paziente nel raccontare.
Tu puoi diventarlo, così sceglierà te fra tutti gli altri eletti. Vivrete felici e contenti e lei smetterà di sorridere ai gatti quando cammina in strada. Smetterà giusto il giorno prima di conoscerti e tu non scoprirai mai che in passato aveva questa abitudine.





Sentenziò Gloucester prima di andarsene | 22:32 | link | commenti |

09/07/2004

Splatter?

Herschel Floyd, il produttore/regista - scheissmeister, gran mogol della Trauma Productions , Inc., precedentemente nota come Goldenrod Productions, campione del pompino in Technicolor. Ciò accadeva prima, naturalmente, prima che il video soppiantasse il cinema in quanto strumento privilegiato per l'intrattenimento degli adulti, e la massa dell'industria del cinema pornografico affondasse come un mastodonte in una pozza di catrame.
In un mondo più fortunato, sarebbe affondato con lui il gregge.
- Ma questo non è un mondo molto fortunato, vero? - chiese Phil alla maschera che teneva in mano. Quella assunse un'espressione seria. - Nossignore.
Perchè Herschel Floyd si reputava assai più di un mercante di maialate. Herschel Floyd era un auteur. Herschel Floyd era un mutante con istinti di sopravvivenza che avrebbero fatto arrossire uno scarafaggio, ed era perciò passato all'unico genere dove la gente con un minimo di soldi e ancor meno immaginazione e assolutamente nessun talento può ancora imboccare dei colpi di fortuna.

Craig Spector - Il Calco

Che cosa vende Herschell Gordon Lewis oggi? Da quanto tempo prepara un sequel del sequel, osserva infido gli agnelli? E' al corrente di questa arguta crasi del buon Spector, che gli rimescola la reputazione cruda e che gliela impasta al sapore asciutto del lattice? Ha mai passeggiato in un museo egizio, con le lenti da secchione su per aria a ingigantire teste canine sui colli severi degli dei? O in un parco con le braccia incrociate dietro la schiena, le dirta annodate attorno al giornale in una scultura artritica? Perchè ci siamo perdonati la dolce, dolcissima, banalità di immaginarlo come un vecchio qualsiasi e di supporre che abbia meritato la quiete per il semplice fatto di aver raccolto molto biasimo?

Soprattutto, quella storia sulle sopracciglia perfette del perfetto villain mediorientale l'ho letta in un libro vero oppure in uno che ho inventato?
Non dimenticavo una data di edizione, mai e poi mai avrei immaginato un libro o concepito pensieri da personaggio.

Vorrei trovare qualcosa di scritto. Impossibilmente, scritto per me. Da una nullità assoluta, che non faccia paura e non chiami rispetto. Qualcosa così che sostituisca quest'estate all'ultima che ricordo e all'unica che ricordano i miei sensi, appena esposti al caldo e al genere di rumore che sto ascoltando adesso. Vorrei imbattermi in un cifra fatta di allusione, non di crittografia. Come le citazioni troppo semplici, quelle *nascoste* nei romanzi apposta per farsi trovare e compiacere i lettori con un'illusine di specialismo dolce e ingannevole quanto un abbraccio. Un segnale perfetto di ritrosità apparente, disposto a dire ogni cosa. Un mistero facile è quello che mi serve adesso, condiscendenza di dieci giorni.

A fra dieci giorni, tanti baci.





Sentenziò Gloucester prima di andarsene | 00:59 | link | commenti (1) |

03/07/2004

Trailer

Visionando i trailer originali che in alcuni pacchetti DVD vengono fatti passare per "extras" ho notato con una certa angoscia una bizzarra ricorrenza: prima ancora dell'apertura dello spot appare un avviso per assicurare che la preview è stata approvata e considerata idonea per ogni tipo di audience.
Ho come il dubbio che in America [paese che notoriamente si illude di poter far contenti tutti, ma proprio tutti, i consumatori] sia obbligatorio fare del trailer di Kill Bill qualcosa di adeguato ai bimbi che lo vedranno in TV ed esporre questa sorta di lasciapassare prima di proiettarlo. Mi informerò a riguardo.
Intendiamoci, finchè la questione è limitata alla pubblicità non mi interessa più di tanto. Obbligo o consuetudine che sia, di certo non basta a procurare la mia indignazione. Solo che è un sintomo. Il sintomo di un mondo di adulti infantilizzati, ridotti a consumare per lo più prodotti tarati sull'infanzia, a meno di non cercare qualcosa di esplicitamente diverso. Non so quanto sia giusto, di certo non è divertente che la società tutta debba farsi tutrice dei figli di alcuni e abbeverarsi prevalenemente di intrugli standard a misura di minorenne. In un contesto simile non è affatto ridicolo che l'espressione "per adulti" venga universamente considerata un sinonimo perfetto dell'aggettivo "pornografico".
Io non riesco a sentire l'infanzia in generale come mia progenie. Non vedo in ogni minuscolo corpo il seme e il futuro della mia specie. Non avverto il minimo senso di accudimento verso bambini che non ho generato, che non genererò, le cui vite e le cui esigenze di mini consumatori non mi riguardano. E vorrei che se ne occupassero i loro genitori, che se ne occupassero senza pretendere [prendersi] la mia collaborazione e predisporre precauzioni da signor Hays. Mi piacerebbe che la pubblicità di Kill Bill fosse fatta innanzitutto per me, oppure che quella della Barbie riuscisse a catturare il mio interesse suggerendo insospettabili morbosità e ributtanti mutazioni sotto il rosa o straripando di insinuanti ma controverse allusioni politiche.

La pubblicità di certa roba è per me. Non mi frega degli altri bambini.





Sentenziò Gloucester prima di andarsene | 17:03 | link | commenti (17) |