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Rotaie 
L’effetto che mi fanno i treni è cambiato. Mi sembrano minacciosi e c'è un motivo. Le loro grida mi hanno seguita per tutta la notte, insieme ai tentativi di approccio dell’umanità varia e bianchiccia che infesta i vagoni dopo il tramonto. Nessuno si sente al sicuro e tutti vogliono parlare, con chiunque, purchè sembri vivo e abbia con sè un bagaglio voluminoso a provare il proprio diritto di onesto viaggiatore contro ogni sospetto di Martin-Wampyr con piccola borsa e grandi lamette.
Vorrei lavarmi, vorrei una sigaretta, ora non si fuma più in treno. Mi chiedo cos’è che comincia a mancarmi oltre la nicotina, a scavare fossi inguaribili da ogni sazietà che già conosco. Fondamentalmente non c’è nessun ritorno, sto solo lasciando A. e una città carina ma aliena, che non mi riguarda. Non ho motivi per tornare a casa e presagisco sapientemente i ristoranti e la noia che verranno. E’ l’ultima settimana di Agosto e casa è il nulla, è un futuro effettivo, vuoto, una potenzialità misteriosa, un fantasma. Non ho nulla lì ma è proprio dove devo stare. E’ il mio posto.
Dovrebbe ferirmi capire che la mia presenza in uno spazio annientato e di nuovo crudo risulta infinitamente più appropriata che in qualsiasi altro. Dovrebbe dispiacermi, ma fra me e una salutare forma di rimpianto c’è ancora l’incapacità di perdonare e così sono neutrale. E’ come una disfunzione, o un’anomalia congenita. Come se mi mancasse una ghiandola, una valvola, un apparato della clemenza, semplicemente quella cosa, l’organo piccolo che secerne il perdono io non ce l’ho. Ed è come dicono immagino: dall’indulgenza discende la capacità di vivere seguendo i propri desideri. Ora i miei non so conoscerli a fondo, non immagino neppure cosa potrei volere adesso se avessi perdonato davvero anche solo una volta. Oltre la furiosa damnatio memoriae di tutto quello che ho respinto non c’è nessuna cicatrizzazione, ho tenuto vivo ogni graffio secondo la mia natura. Per intransigenza, nemmeno per rabbia, nemmeno per dolore. Avverto un certo lezzo di spreco, vago, untuoso, dal finestrino chiuso. Dopo l'ultimo cambio atterro in una stazione locale, di gusto fascista. Di notte è bella, e visto che sono inquieta posso cogliere le potenzialità horror di ogni ombra e di ogni vecchio lampione.
