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Meno di fake 
Non mi ricordo l’espressione esatta che dice “sono contenta di essere qui”. Non mi ricordo a chi lo raccontavo, che quando esco mi sento la versione proletaria di quel personaggio di Ellis [tanto sono tutti uguali – insinuò lei sottovoce, assumendo improvvisamente un’aria raffinata] che torna a Hollywood dal college e comincia a girare per feste anni ottanta: nessuno manca di notare che è pallido. Beh. Non me la sento di raccontarmi bugie su quanto sarebbe appagante consumare home video fra le cartacce, autosufficiente e costante come un eroe felicemente abbrutito, per il resto dei miei giorni. In verità preferirei non avere sottobisogni sociali, ma mi capita di desiderare l’intimità dovuta di un passato comune qualsiasi, di progetti condivisi e domani simili a quelli di certe persone intelligenti che ho conosciuto, intelligenti quando le ho conosciute. Così succede che mi chieda che fine hanno fatto Tizio e Caio, quanto tempo dovrei restare al telefono se decidessi di chiamarli e quanto pietosa sarebbe la scusa per l’ennesima e ultima buca mollata, in quel freddo inverno del 1932. Potrei chiamare uno caso, il più adorabile, il meno feroce.
- Pronto?
- ehm… pronto.
- Si?
- Eh sono… uhm… C’è H.?
- Uuuhhhh, non ci posso credere! La Gloster! – pausa, risatina – Che merda! La cara estinta! – risatina, pausa - Ti sei reincarnata o cosa?
- Eh-eh-eh. cosa.
- Dai, mi fa piacere sentirti, come stai? Che fai? Sei sempre con lui?
- Bene, eh oddio, benino. Stavo digerendo adesso. Ma lui chi? Ah si, no, non più.
- Ah ecco.
- Eh ecco: e tu che mi racconti eh?
- Beh sai sto dando la tesi…
- Ancora?
- … Sto dando la mia seconda tesi, Richard…
- Oh, immagino. Con la disoccupazione che c’è oggi dopo storia dell’arte medievale un bel 110 in filologia umanistica ci vuole.
- … In scienze bancarie, Richard. E aspiro alla lode.
- Beh sembra - deglutisco- interessante.
- Senti stavo proprio uscendo per vedermi indovina-con-chi?
- Con F., attualmente tua moglie, immagino. – nomino una tipa brutta in culo ma in compenso col cervello di una playmate [non me ne vogliano le palymate, è un modo di dire], cercando la battuta sul tempo che passa e tutto stravolge.
- Fuochino.
- F- fidanzata?
- Infatti.
- Quindi non sei più gay.
- Non lo sono mai stato. – e questa è una minaccia.
- Ma..
- Vieni con noi o sei diventata astemia? – mi interrompe, molto ma molto meno gentile di prima.
- Lo sono sempre stata.
- Simpatica.
- Grazie. – spavalda, salvo poi mormorare in tono viscidamente pentito – … comunque così, chiamavo per un saluto...
