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|Adopt a Fake|

 

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13/09/2004

cinque cose che ho capito nel fine settimana

 

#1 Parlare delle ferite, delle piaghe fori orfizi spiragli, è cosa assai ardua, ai margini dell’impossibilità. Più che un argomento di dibattito sono un magnifico pretesto. Per dire tutt’altro. [e stare in allegria comunque, percarità]. Per quanto mi impegni a seguire una via pulita e intenzionale, qualunque conversazione io intraprenda sull’argomento finisce cannibalizzata dalle associazioni di idee e dalle ramificazioni limitrofe. Non può non esserci un perché.

#2 Tokyo Fist è uno dei miei film preferiti, infondo. Ma è una preferenza timida, insospettabile, spesso rinnegata in favore di candidature più fluenti, veloci e godibili. La mia relazione con Tokyo Fist somiglia a quella che si potrebbe avere con un esemplare della mia stessa specie. Fredda attesa dei rari e folgoranti momenti marcanti lento decorso delle loro conseguenze, che poi saranno altre rarità e folgori e...

#3 Io e l’A. in fatto di donne non abbiamo gli stessi gusti. Esattamente come in fatto di uomini. Il tempo che sgocciola e incanutisce e piega non ha cambiato questo. Mi chiedo fino a che punto questa specie di legge – ormai inconfutabilmente dimostrata – abbia influito nella costruzione del nostro legame aminotico.

#4 Se la divina Rrose dovesse trovare sessualmente insignificante Kakihara [non l’ottimo – e pur appetibilissimo - blogger, bensì il fascionoso platinato sfregiato alla vostra destra] parte del nostro misterico allineamento subirebbe uno slittamento fatale, finendo con l’ostacolarmi, temo, nella già impervia scalata all’asse ereditario dell’amabilissima Zia. Dio non voglia.

#5 L’Alieno e il Pipistrello non era affatto stato rubato/smarrito in quel di umbria jazz: un premuroso trolley lo aveva semplicemente conservato perché potessi fare delle sue prime pagine, al momento del bisogno, un suggerimento contortamente illuminante sul mio rapporto [poco sereno] con la folla di estranei che mi cammina lontano, vicina solo agli occhi. [di questo sento il bisogno di scrivere e lo farò, non appena il pesante rincoglionimento in cui verso attualmente mi concederà una tregua.]

Sentenziò Gloucester prima di andarsene | 22:24 | link | commenti (14) |


Commenti
#1   13 Settembre 2004 - 23:29
 
Ciao Gloucester, ancora Filippo. Ti andrebbe di spedirmi un banner del tuo blog? Stiamo creando la sezione "link" nel mio sito e vorrei piazzartici. L'indirizzo è sempre lo stesso: filippo@morellismovieguide.com

Au-revoir
utente anonimo

#2   13 Settembre 2004 - 23:56
 
di te diro' come dell'abisso orbitale
di una ferita netta
precisa
data in stato di
pura passione
senza effetti splatter sangue.
una goccia sola
dalla piega del labbro inferiore
all'incavo del collo.
/per l'autografo
ci intingero' un punteruolo./
*orsa
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#3   14 Settembre 2004 - 00:01
 
..azzardo una risposta da architetto: le ferite, o fori, o orifizi, sono porte, ovvero elementi di comunicazione tra diversi contesti - primariamente: un interno ed un esterno - a questo punto, mi pare naturale che scatenino associazioni e ramificazioni.. naturale come i cammelli, che passano per le crune degli aghi..
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#4   14 Settembre 2004 - 02:00
 
noi, flaneur (magari andrebbe al plurale, ma non so declinarlo, io zia falsamente francese) dei passages carnali, navigatori di sanguini e ferite, scardinatori di pori e lambiccatori di ferite

siamo dunque a un momento di verità? a un imbuto? un inspessimento delle circostanze? un giro di tango troppo affilato?

eredità, scalate ed epifanie filmiche. stando così le cose mi sentirei una zia autorizzata a mentire. ma non lo farò

il film riposa su una superficie piana, ancora non morso dai denti dei miei occhi. Non può non esserci un perchè.

(questo postmerita ben altri commenti. rimanderò a stati di grazia più efficienti che donino alle mie mani non solo la voglia di nodose dolorose masturbazioni)

mille aghi rosa - rr
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#5   14 Settembre 2004 - 02:20
 
neodetrattoriopseudotali fra i commenti.

Che sia la prima avvisaglia [primo fruscio?] dell'autentico successo?

mi spiace deluderrre le motoseghe in ascolto, ma sono degli amici prezzolati che fingono astute critiche. ancora niente successo, neppure stanotte, disse la rrose, volandosi e - naturalmente - frusciando
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#6   14 Settembre 2004 - 11:50
 
Dobbiamo ancora degustare il fascinoso platinato. Ma fremo!
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#7   15 Settembre 2004 - 12:28
 
dobbiamo

(pesi che pesano come chili di terra verminosa e manti erbosi al chiaro di luna, nel cimitero che mi cura)
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#8   15 Settembre 2004 - 23:41
 
Filippo: Azz.. io non ho un banner... lo faccio al volo e te lo mando! Il tempo di saccheggiare i resti del psd per il template... Anzi, giacchè ci sono faccio anche lo sciccosissimo 88x31 animato.
[onoratissima]

fatalissima orsa, sto leggendo tutti i brandelli accessibili del tuo romanzo, poco fa sull'angelus mi domandavo fra quanto tempo sarà compiuto, e poi mi sono chiesta come farai a compierlo, a rinunciare ai pezzi possibili e scegliere l'ultima pagina o l'ultimo nome. Ma certamente un'Orsa Rossa queste le sa, tendo ad estendere a tutti la mia impossibile mania di procrastinare e procrastinare e procrastinare. Se ne trovo uno davvero fico giuro che a un'eventuale incontro mi presenterò con un punteruolo. Bacio.

Aedes architetto,
la tua proposta mi sembra particolarmente felice. La metafora mi è piaciuta e mi permetto di approfittarne: l’ingresso in cui cercavo di sbirciare portava a un corridoio senza fondo, un pozzo orizzontale su cui le aperture si moltiplicano all’infinito. Il fatto è che si tratta di un accesso clamoroso al dentro, di una porta viva. E chiedo a me se il potere attrattivo delle porte secondarie non sia tutto sommato una corrente di fuga verso stanze più confortevoli, magari anche perturbanti, ma non altrettanto pesanti di una corsa diretta verso il centro abitato. Magari, più semplicemente, la nozione stessa di ferita è troppo vaga, troppo letteraria, troppo seducente come appiglio o come nome. E si finisce per pensarla porta , e porta magica, per andare nel punto che si preferisce della vasta ma talora aleatoria geografia dell’integrità perduta, per rivisitare tutti i suoi miti e perdersi un po’.


Zia rr : non potevo immaginare che avresti scoperto i miei piani sull’eredità ma ormai è accaduto. Che dire a mia discolpa? Beh… il nipotastro brufoloso maniaco e venale è un topos obbligato nella biografia di ogni ogni zia fiabesca [e rosa] che si rispetti. Come si suol dire è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo..
Attendo dal sottosuolo l’augusto parere della zia e dell’ottimo Cupo sull’uomo dei miei sogni [ormai casti, dacchè ho sospeso ogni lussuria per procacciarmi i famigerati brufoli e meglio incarnare lo stereotipo di cui sopra].

PS per la zia: ehi... Sai quei tuoi amici prezzolati... non so quanto li paghi, ma profuma di affare. Ne parleremo in privato..
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#9   17 Settembre 2004 - 14:05
 
inizio l'ananstomosi.
ferita=porta...bellissimo.
poi mi è venuto in mente 'feritoia' e ho deciso che nonostante l’etimologia voglia sempre più essere ridotta a storielle,sia di per sé geniale. so che questo post merita tutt'altro..ma si sta sempre bene qui.
finisco l'anastomosi.

d.
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#10   18 Settembre 2004 - 13:08
 
troppo facile e banale
dirti che si completera' il giorno della mia morte.
e fors'anche
neanc'allora.
-i vermi se la ridono-
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#11   20 Settembre 2004 - 15:38
 
Non so. Ho un dubbio. Ma credo di aver individuato un Fake. Chissà
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#12   21 Settembre 2004 - 04:31
 
ancora nessuna visione. ma notti. telefonate rimandate. scritture, forse. attese. appuntamenti mancati. invischiarsi. inebetirsi. oberarsi. mal di testa.

lo spremeremo questo brufolo?
... oh l'amour...
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#13   21 Settembre 2004 - 16:24
 
Oggi è uno di quei giorni in cui commetterei piacevolmente un efferato omicio. Efferatissimo!
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#14   22 Settembre 2004 - 00:46
 
si... dicevo per dire che ero chiuso, in realtà ho solo abbassato la serranda come si fa dalle mie parti quando passano i funerali: per rispetto.
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