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1
C’è una scena di un romanzo di Doris Lessing [o forse in un suo racconto, non ricordo] in cui la protagonista va a un convegno di sessuologia.
I relatori – maschi, nota lei – spiegano con accademica sicumera che l’orgasmo vaginale non esiste. La protagonista ovviamente è perfettamente conscia del livello di criminale mendacia contenuto in una simile affermazione, ma non si alza per controbattere. Se ne va così, in silenzio, rimuginando femminismi artistici e profondità fuori moda. Segue digressione/lessing sull’orgasmo vaginale che non ho voglia di riassumere.
2
Sono davvero molto giovane e sono i novantaqualcosa, ho sedici anni circa.
Un giorno chissà come capita nella mia aula un brevissimo pamphlet intitolato [non lo scorderò mai]: “Freud padre del mito dell’orgasmo vaginale”. Al momento io riemergo giustappunto dalla lettura di quel penoso resoconto freudiano del mito platonico sui sessi, nonché e guardacaso, del simposio, pertanto ho marchiato il padre della psicanalisi col titolo definitivo di “greve ignorantone” e accolgo con partigiano senso di fratellanza intellettuale qualsiasi scritto che lo screditi. [come ho detto sono davvero davvero molto giovane]
Tali premesse stanti, mi accosto all’articolo con la massima simpatia, cadendo in uno stupore deluso laddove mi insegna come le donne “che affermano di aver avuto orgasmi vaginali” siano troppo “alienate” dal proprio corpo per bene interpretarne i segnali.
Confusissima dunque, mi rivolgo ai compagni di classe che nel frattempo hanno elaborato una teoria d’acciaio per negare quanto teorizzato da questa prodiga figlia di Freud padre. Scopro così che i ragazzi di buona famiglia, per nulla analfabeti, niente affatto triviali o degradati, dubitano del monopolio clitorideo .. non perché sia la cazzata che è, ma perché l’autrice è una separatista lesbica : quindi che ne sa?
Io ho sedici anni circa. Non so se devo mettermi o meno a spiegare a costoro che lesbismo e orgasmo vaginale non sono incompatibili. Drammino.
3
Anni dopo, oggi, racconto l’episodio liceale a questo tale Ma. pseudoamico con velleità parassitario-amorose progressivamente amplificatesi nel corso del mio divorzio.
Lui come sempre ha l’aria di chi ne sa più di tutti. Accondiscende.
[ garbato:]
la fica è la cosa più nominata e più fraintesa del mondo ,
[insieme ai film molto violenti : fin qui ci intendiamo , però siamo in tema di fica e scatta il poeta:]
Il Femminile [la fica? Il ricettivo? Sospettare è lecito, indagare non è dato: il poeta non si interrompe] è incarnazione del Naturale,
[ah.]
luogo dell’istintuale
[mbeh]
La donna è creatura lunare, misterica
[mecoioni]
La fica? pure.
[il punto]
Incomprensibile e fascinoso, lucido profumato pantano e pozzo, senza trasparenze, in cui annegare incoscienti, senza più luce alcuna, e inghiottiti dissolversi, dimenticare e nascere.
Nota bene:
a questa immagine nebbiosa e nauseante si contrappone il mondo visibile della razionalità virile, aderentissimo al fallo come strumento di perpetuazione e piacere
[così dice il poeta, che con apparente disprezzo della sua linearità elementare sta in verità considerando il cazzo scopo e misura della fica, come se oltre il suo complemento dato esso non potesse darsi].
Soprattutto dice [cioè canta] che il bello della fica è esattamente nel fatto che non si capisce poi molto di lei.
Il semplice pensiero di dover spiegare a questa gente che sia la fica mi delude e mi snerva.
