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|Adopt a Fake|

 

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01/10/2004

Soffoco piano, crepo sul collage, posto falsi.

Il Finto Martire esibisce sofferenza insufficiente sotto ogni punto di vista. La sua caricatura del malessere resta patetica, del tutto assente la bellezza proclamata del dolore che ammazza. Non si è strappato le unghie e non si è cavato i denti. Non si è tolto i peli dal corpo. Non ha rimosso neppure la più simbolica delle difese.
Questo dalle mie parti vuol dire che non mi ama. Che non ha diritto di piangere.
E’ come un bambino in contemplazione della sua sbucciatura. Che si levi le croste e assaggi una goccetta di sangue. Francamente non basta a commuovermi, e io non sono una dura e nemmeno io mi dissanguo.

Le faccende pratiche mi assediano. I miei genitori prosperano nella saccarina del non detto, tranquillità artificiale. Immaginano generazioni avvenire, con i loro preziosi geni intrappolati nella curva breve di un sopracciglio. Ci sono attaccati come ogni animale sano, a me non importa.

Forse non è vero che non voglio figli. Forse non li volevo da Lui.

Sono sempre preparata, perfetta. Levigata come una cosa, da cure segrete.
E nessuno lo vedrà. Nessuno.

 

Hitler in tv ha il mio stesso rapporto con i fiori. Non è bello.




Sentenziò Gloucester prima di andarsene | 21:17 | link | commenti (8) |


Commenti
#1   02 Ottobre 2004 - 17:31
 
..forse non li volevi da lui.. credo che tu abbia ragione.. immagino (e non é, ovviamente, solo immaginazione..) che quando si trova *l'uomo* tutto ciò che si fa, ogni gesto, per una *donna*, sia in funzione di *un figlio*.. - non certo in funzione dell'uomo - che poi, di questo, si sia più o meno coscienti, fa parte del *giuoco* della civilizzazione..
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#2   02 Ottobre 2004 - 17:33
 
..e poi, dimmi, cosa distingue *davvero* il Finto Martire dal Vero Martire?
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#3   02 Ottobre 2004 - 21:50
 
cio' che voleVo dirti e' esattamente il mio ultimo post.
mai fui piu' tempestiva.
*Orsarossa
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#4   02 Ottobre 2004 - 22:51
 
Aedes sinceramente mi pare una stronzata. Cio' che citi sembra piu un estratto da un ipotetico e terrificante bignami di darwin redatto da un realistico e non meno terrificante Costanzo in iperglicemia. Applicandola un po' semplificata al reale credo che si possa chiamare, per citarti, gioco della genetica, e di quella piu' becera peraltro, che sospetto [e confido] sia facilmente aggirabile col buonsenso e la minima razio di cui è dotato anche il mio odioso gatto. O con la piu' classica valutazione orgonica, che ritengo affondi i propri parametri in tristi formazioni che piacerebbero allo stronzissimo freud, curva del naso o del culo e dintorni, non progenie e perdurare nel tempo e ogni latte 'di materna bontà' che qualcuno deve averti smerciato come ultima e consolante verità del femminino: non crederci, sono balle.
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#5   03 Ottobre 2004 - 01:22
 
..è una risposta da vero uomo.. grazie per le dritte, ne terrò conto. Buona notte.
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#6   03 Ottobre 2004 - 15:06
 
In effetti ottimo AeDes devo appoggiare il perfido, che - con la diplomazia che lo contraddistingue - ha riflesso una convinzione anche la mia. Spiego un po' il mio punto di vista, confidando che il regime del tempo non lo penalizzi oltremodo: non ho mai creduto al genere come principio determinante, determinante di nulla. Non ho mai creduto molto al genere. La chiave di volta del discorso da cui sei partito è per me in quel "civilizzazione". Quello in cui davvero non ho mai creduto è la contrapposizione fra natura e cultura. Ho sempre trovato più convincente che la cultura stessa sia natura. Natura mia. Il naturale oltre alle amenità bucoliche [che pure mi piacciono, ma poco] veicola un'infinità di cose che non sono più, non sono mai state, naturali in me. Un insieme di limiti, più che altro, dal mio punto di vista.

Lungi dal denigrarli non mitizzo la natura e gli istinti, nè discuto il loro potere. Ma non è di questo che sono fatta. E sono convinta che l'ultima parola sulla propria identità spetti a se stessi, che si abbia sempre il diritto di stabilirsi, e di essere creduti.

E' una posizione non poi così spiccia, direi quasi una morale. Ovvio, non vuol dire che non sia disposta a discuterla.


Per tornare a noi:
Cosa distingue il martire vero dal martire falso? Il sangue, io credo, la passione. L'iconografia sui matriri è spettacolare, e il martirio di per se è uno spettacolo un po' circense, l'esibizione dell'incredibile e vero strazio, di quanto si può patire, fino a che puntoi si può sopportare. Da una sedicente immolazione pretendo un fatto verificabile, uno spettacolo plateale e crudo. Non parole di prestigiatori e lacrime patinate. In assenza di ciò mi piace la modestia, anche nel dolore.
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#7   03 Ottobre 2004 - 19:06
 
..questo discorsetto sul figlio mi é uscito in una forma forse un poco discutibile.. la sostanza, che forse non appariva a sufficienza, nasce da una riflessione personale: sono stato convinto, in determinati momenti della mia vita, di essere stato scelto, dalla mia donna, per la mia personalità, per ciò che sono; salvo accorgermi, in determinati altri momenti, che ero considerato (anche) il tramite attraverso cui accedere all'esperienza della maternità; un tramite, appunto; e mi sono chiesto quanto contasse la mia individualità contro il mio genere.. quel tuo dubbio ("forse non li volevo da lui") mi ha fatto scattare ricordi di sensazioni e situazioni vissute - io voglio un figlio da TE - situazione in cui percepivo con chiarezza la forza dell'istinto accanto a quella della ragione ..ma, dimmi, mi puoi spiegare chi sono quei tali darwin e freud?
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#8   03 Ottobre 2004 - 22:45
 
..leggo il tuo commento de schwarzenegger e prontamente provvedo..
http://www.american-buddha.com/amapnew24.jpg
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