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i vuoti 
Avevo già letto Ballard prima, ma poi l’ ho incontrato sovarimpresso a un icona trash di terza [lo pseudo-Lurch dei Munsters – lunga storia] e la cosa mi ha fatto venir voglia di rileggerlo senza le velleità di crudele ispezione dell’immediata post adolescenza. E così dopo ho sempre pensato al cinema splatter quando si parla di Ballard. I miei amici mi danno dell’ignorante per questo, ma hanno torto.
Il fake-pensiero base sullo splatter è questo: è roba che non incarna né descrive l'aspetto più perfettamente pornografico della violenza ma che lo intuisce in modo impreciso, e proprio questo si trova spaventosamente vicino alla sua comprensione. Che splatter e oscenità coincidano semplicemente non capita. Non c’è indagine, e infatti non c’è oltraggio. Davanti al film splatter ricevi solo puri suggerimenti su quanto la brutalità e il dolore possano essere osceni. E’ sempre chiarissimo che non stai guardando nulla di pornografico e che la profusione di gore non è oscena, che non può esserlo per sua natura: una natura finita, impossibilitata – e disinteressata - ad evolversi verso un nuovo quoziente di verità [laddove il termine verità si adopera nella sua più elementare accezzione]. Ecco. Non c’è ragione di sottrarre alla scena qualcosa che è nato per esistergli addosso. Che lontano dalla scena non c'è.
Non so perché l’esibizione dell’atrocità risulti così appropriata a trasformasi in uno spettacolo appetibile e perfetto e così imprecisamente rappresentativo. Lo spettacolo splatter è vistosamente sfasato rispetto alla verità di quanto è atroce, sempre troppo in alto o troppo in basso rispetto al suo ombelico coperto, eccessivamente intellettualizzato o del tutto elementare. Turbamenti e rivelazioni letterarie a parte, penso che lo splattershow si possa guardare solo in modo eccezionalmente ottuso e taciturno. Immaginando ‘quello che forse’ come gli ebeti, in modo incompleto. E dire che allora non vale, che l’esibizione si fa inutile per assenza di *vero*, questo si che è da ignoranti. La mia idea è che valga per sé, indipendentemente dal suo soggetto.
A un certo punto il finto orrore si scioglie dal suo soggetto. Diventa una cosa a parte, quasi qualsiasi cosa eccetto che il suo soggetto degli occhi. Contro l’evidenza lucida del macello in primo piano, contro la sintassi – ecco, quella sì perfettamente pornografica - il film splatter parla quasi solo di altro. E’ il pretesto perfetto per dire tutto ciò che non è sugo e carne oscena e male, una filippica progressista o un vieto monito della nonna o tette maso finalmente in mostra o non conta che altro. Quello che importa non è il "messaggio" in certi film, e i sapienti si diano pace. Questa neutralità acquisita nella lingua dell’estremismo e dell’eversione meraviglia anche me, non dico di no. Alle porte dell’oscenità incompiuta io ci arrivo meravigliata, piena di impressioni infinitamente più pornografiche di un’opinione accurata. E’ il vero show. Originariamente privo di tutto fuorché di spettatori e stilismi. Sempre vicino, mai addosso, sempre un conato, l’infanzia incattivita del creativo. L’impressione è proprio quella di stare in mezzo a qualcosa di simile allo "spettacolo raffinato" di ballard e cioè, parafrasando, a "qualcosa di meno della violenza".
Ecco perchè quando ho deciso di tenere un weblog volevo chiamarlo così, “uno spettacolo raffinato”. Doveva parlare di horror. Quando poi l’ho aperto con i ritmi a cui mantengo le promesse [quindi due? tre anni dopo?], volevo parlare di me e l’ho chiamato purefake, che ora che ci penso è quasi lo stesso.
Mi sono sempre sentita vuota, soprattutto nel senso in cui lo sono i film splatter. Ovviamente mi ci sento ancora, sempre soprattutto in quel senso.
